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JEJU-DO, L'ISOLA DELLE DONNE

Jeju-do, l'isola delle donne, è un atollo a sud della penisola Asiatica, al largo dell'estremità meridionale della penisola coreana.
A 85 Km dalla terra ferma, l'isola è rimasta per secoli sotto una sorta di isolamento culturale, con uno sviluppo autoctono di costumi, tradizioni e storia.
L'isola di Jeju è abitata da circa 600 mila abitanti, con la famiglia caratterizzata da una struttura matriarcale. Mentre le contigue guerre tengono impegnati gli uomini al fronte, la donna diventa il caposaldo della struttura sociale, colei che porta avanti il sostentamento e l'economia della famiglia. Ne sono un classico esempio le "Diving Women", gruppi di donne che per la carenza degli uomini si è specializzata nella pesca in apnea e nella relativa vendita del pescato.
Senza l'ausilio di bombole di ossigeno, le donne si immergono per raccogliere frutti di mare, molluschi, crostacei, e hanno una grande resitenza fisica che permette loro di resistere alle fredde temperature che incombono durante tutto l'anno.
Il loro equpaggiamento si è evoluto nel corso dei secoli : se prima era caratterizzato da una sacca, un coltello ed un costume, oggi ci sono maschere, costume, pinne e guanti, che permettono loro di poter restare in mare anche fino a quattro ore.
A metà secolo scorso vi erano circa 30 mila diving women, negli anni 80 il numero è sceso a 10 mila e oggi se ne contano poco più di 3 mila. La donna più vecchia ha 82 anni, e si immerge, 4 mesi all' anno una volta a settimana per circa due ore. Aspetti affascinanti caratterizzano questo tipo di pesca: la vestizione prima di entrare in acqua, i canti durante la pesca, l'accensione del fuoco al rientro dalle immersioni, per scaldarsi e per dar il via alla raccolta per la vendita del pescato.
Oggi le Diving Women sono riunite in associazioni e organizzazioni volontarie, amministrate in modo autonomo, che permettono loro, attraverso lo sfruttamento del turismo dell'isola, di auto-gestirsi finanziariamente.

Ritrovamenti di Crop Circles negli States!

In questi giorni negli USA è tornata alla ribalta la notizia di ritrovamenti di “crop circles” nelle campagne del Texas: questi particolari e complessi disegni nel grano, di cui ancora non si ha una spiegazione scientifica chiara ed univoca, sarebbero apparsi in massa nel corso di poche nottate all’inizio del mese di maggio. Nel giro di pochi giorni ne sarebbero stati ritrovati circa una decina: chi dice che siano “opere artistiche” aliene, chi le reputa semplici scherzi di burloni chi sostiene che siano effetti di particolari condizioni atmosferiche… In questi stessi giorni vi sono stati anche avvistamenti di UFO nelle stesse zone. Viene da chiedersi: scherzo ben organizzato? questi ritrovamenti, infatti, riescono a creare accesi dibattiti anche all’interno delle comunità scientifiche più prestigiose. Molte risposte alle tante domande su questi curiosi oggetti ci sono ancora celate, il che non impedisce che i continui ritrovamenti di crop circles creino interesse e stupore (alcuni sono incredibilmente complessi e articolati) e attirino sempre più dibattiti per dar loro una spiegazione.


Mauritius e le sue perle

Mark Twain scrisse che Dio creò Mauritius, poi ne fece una copia e creò il paradiso. Jacques-Henry Bernardin scrisse in pieno seicento che “il tesoro di Mauritius è la bellezza della sua natura”. Da sempre il mare e le spiagge sono l’attrattiva che più fa innamorare i turisti, ma Mauritius offre anche bellezze mozzafiato nel suo entroterra e diverse tipologie di escursioni sulla terraferma. I giardini botanici di Pamplemousses, il Trou aux Cerfs, le terre colorate e le cascate di Chamarel, le riserve naturali, il Lago Grand Bassin, ma anche le piantagioni di canna da zucchero, sono luoghi di una bellezza mozzafiato. Non per niente, l’isola nei secoli ha ottenuto i soprannomi di “isola della gioia” e “isola della pace”. La vegetazione dell’isola, ricchissima e spettacolare nei colori e nella diversità delle specie, è in mostra al parco botanico di Pamplemousses, un giardino tropicale lussureggiante e ben strutturato, creato nel lontano 1735. Qui si possono ammirare oltre 500 specie botaniche, alcune delle quali estremamente rare, come ninfee giganti, e strane palme la cui caratteristica è quella di fiorire una sola volta dopo un ciclo di vita di 40-60 anni per poi morire subito dopo, diverse qualità di fior di loto, il caratteristico ylang-ylang, ricercatissimo per la produzione di oli essenziali e centinaia di fiori e frutti esotici che crescono tutto l’anno. Uno dei simboli caratteristici e più famosi di Mauritius è lo spettacolare albero flamboyant, o albero del fuoco, che verso la fine di dicembre vede i suoi fiori colorarsi in una tonalità rosso acceso e sono visibili ai bordi delle strade, donando un ulteriore tocco di sensualità e originalità ai colori vivaci dell’isola. Negli ultimi anni, il governo con il sostegno dei naturalisti, ha adibito alcune aree a riserve naturali: la più estesa è il Black River Gorges National Park, parco creato nel 1994 a tutela delle piante endemiche dell’isola. Oltre a quest’ultime, qui è possibile trovare animali in libertà quali cervi, cinghiali selvatici e scimmie. Altre riserve naturali sono Île Ronde, Ile aux Serpents e l’Ile aux Aigrettes, un intero isolotto a pochi chilometri dalla costa sud-est, trasformato in riserva naturalistica. Dal villaggio di Chamarel, una tortuosa strada conduce a una spettacolare cascata a strapiombo sulla rigogliosa vegetazione tropicale e alle vicine “terre colorate” di Chamarel. Ben sette colorazioni differenti, dall’ocra al viola, si possono contare in questo lembo di terra, in un susseguirsi di dossi sabbiosi, disposti in successione, come se qui la natura si fosse divertita a disegnare una sorta di giardino-zen tropicale. Il fenomeno ha origine vulcanica: le ceneri messe a nudo da un lungo processo di erosione presentano zone verdi, rosse, oro. Caratteristica curiosa di queste terre di diverso colore è che se vengono mescolate insieme in una provetta, dopo alcuni giorni i diversi colori appaiono nuovamente separati. Un’altra testimonianza delle origini vulcaniche dell’isola è il Trou aux Cerfs, un cratere spento sulle alture di Curepipe, che offre un panorama molto suggestivo sulla parte occidentale dell’isola. Il Trou è un antico cratere che prende il nome dal fatto che in passato offriva rifugio ai cervi della zona. Non lontano si trova il Lago Grand Bassin, che secondo la leggenda sarebbe nato dalle gocce d’acqua cadute dalla testa del dio Shiva, che affascinato dalla bellezza dell’isola mentre la stava sorvolando portando su di sé il fiume Gange. Ogni anno il lago sacro è meta di un grande pellegrinaggio che coinvolge, tutti gli anni, oltre quattrocentomila fedeli. Ogni anno fra febbraio e marzo il bacino è meta di un rito che la popolazione dell’isola compie per rendere omaggio al dio in occasione del Maha Shivaratree, la più importante festa religiosa induista al di fuori dei confini dell’India. Infine, le spiagge: spiagge da sogno. Le morne et Tabarin, con i suoi 10 Km, e la presenza alle spalle di una montagna rocciosa. Flic en Flac, costeggiata da magnifiche palme e nei dintorni vaste piantagioni di canna da zucchero. Grand Baie così come Blue Bay sono luoghi ideali per chi pratica vela, sci nautico e surf. Cap Malheureux offre ai suoi visitatori tonalità di mare mozzafiato, oltre alla cornice suggestiva della chiesetta dal tetto rosso. A est, Poste Lafayette si distende su una vasta linea di spiagge bianche, per finire poco più a sud, nella stupenda Belle Mare. Le spiagge di Trou-d’Eau Douce da cui si raggiungono in pochi minuti di barca, due lembi di spiaggia bagnati da almeno tre tonalità di blu, e su cui canti popolari e danze come la Segà allietano i numerosi turisti affascinati da questa vera e propria meraviglia della natura. Famosa anche la quasi totalmente disabitata “Isola del cocco”. Di frequente, si vedono oltre la barriera corallina gruppi di delfini saltare di onda in onda.


LE ILLUSIONI OTTICHE

Julian Beever ARTISTA CONTEMPORANEO, è specializzato nella realizzazione di vere e proprie opere d'arte, ma non su tela, bensì su marciapiedi e strade, mattonelle e pavimenti, con l’utilizzo dei gessetti per dar vita alle sue originali fantasie, e servendosi in particolare, con grande maestria, della tecnica dell'Anamorfismo. In pratica si tratta di illusioni ottiche, per cui una immagine, viene realizzata in modo distorto, in modo tale che possa essere vista nella sua forma "normale" e "tridimensionale" solo da un preciso punto di vista.


Kumbha Mela, festival induista che attrae milioni di pellegrini

Il festival (che letteralmente significa “festival del vaso”, con riferimento alla leggenda che ne ha dato origine) è costituito da un pellegrinaggio hindu tra diversi luoghi sacri dell’India: Le quattro città celesti sono in ordine: Prayag, alla confluenza dei tre fiumi sacri Gange e Yamuni; Ujjain (nel Madhya Pradesh), sulle rive del fiume Shipra, Nasik sul fiume Godavari e infine Dowleshvaram Dam. Per la leggenda e per la cronaca, tali sono le città “bagnate” dalle quattro gocce di ambrosia cadute dal Kumbha (vaso, appunto) durante la battaglia per il suo possesso. Il pellegrinaggio ha luogo quattro volte ogni dodici anni, una per ogni luogo sacro. Ogni dodici anni viene celebrato il Maha (grande) Kumbha Mela, il più frequentato pellegrinaggio religioso del mondo dove accorrono milioni di persone. Il momento più importante è lo shani snan, meglio conosciuto come “bagno dell’ imperatore”, momento nel quale tutti gli Akhara riuniti in processione, si ritrovano radunate insieme nel punto del fiume per immergersi nelle sue acque, nel momento astrologico più propizio, ovvero quando Giove fa il suo ingresso in Acquario e il Sole entra in Capricorno. Durante questi festival, sorgono vere e proprie città fatte di tende, sacchi di stoffa e dove uomini e donne vivono in armonia e comunione, dove c’è chi vive facendo elemosina, dove c’è chi prega assorto nella completa solitudine, chi partecipa alle processioni, chi se ne va in giro a dispensare benedizioni. Negli ultimi anni però il festival, divenuto più famoso a livello internazionale per la grande massa di persone che riesce a radunare (secondo stime ufficiali, all’ ultimo festival erano presenti oltre 60 milioni di fedeli) ha perso un po’ del suo fascino originale, dato che è stato preda, anch’esso purtroppo, del turismo di massa, tanto che l’organizzazione ha vietato foto e riprese, in modo da non violare lo spirito della festa e per non correre il rischio che santoni e pellegrini, non venissero trasformati dai mass media internazionali in semplici attrazioni.


Kruger Park, punta di diamante dei parchi del Sud Africa

Il Parco per antonomasia del Sud Africa, al confine con il Monzambico, fu fondato nel 1898 con il nome di Sabi Game Reserve dall'allora presidente Paul Kruger che, rendendosi conto dei danni irreparabili arrecati dai bracconieri, isituitì una zona protetta, che viene visitata ogni anno da circa un milione di persone. “Se non corriamo ai ripari i nostri nipoti non sapranno mai che aspetto ha un leone, un’antilope alcina, un kudu...”( P. Kruger). Oggi ha una superficie simile a quella del Veneto con ben 14 differenti ecosistemi, tra i quali, savana, foreste, formazioni granitiche, fiumi e piccoli e meno piccoli, canyon che necessitano anche di lunghi tragitti per poter essere visti. Il parco ha una rete stradale i quasi 1863 km di strade, (alcuni tratti sono sterrati), per safari naturalistici di altissimo livello, ma anche per tour archeologici, in quanto all’ interno del parco stesso vi sono siti in cui è possibile trovare testimonianze di insediamenti risalenti all’ Età della pietra e dell’ Età del ferro. Il Kruger è popolato da 147 specie di mammiferi tra cui i big five: leone, bufalo, rinoceronte-bianco e nero, leopardo, elefante, poi antilopi di tutte le specie, zebre, ippopotami, coccodrilli, rettili ,507 specie di uccelli e un numero ancor più grande di insetti. Nell'ultimo ventennio circa il parco ha sofferto di un'eccessiva crescita della popolazione degli elefanti, fattore che crea notevoli problemi all'ecosistema. A partire dal 1989 il parco ha preso a vendere sistematicamente i propri elefanti ad altre riserve, e dal 1995 ha iniziato ad applicare la somministrazione annuale di farmaci contraccettivi. È anche possibile pernottare all'interno del parco. I campi del South African National Park sono di buonissimo livello, economici e generalmente forniti di spazi per il barbecue (la legna è in vendita negli spacci dei campi) e di cucina propria. Il livello generale, è decisamente buono.


Il “Pacific Trash Vortex”

Il “Pacific Trash Vortex”, ossia “gorgo di immondizia del Pacifico”, è un’isola di spazzatura, soprattutto plastica, formatasi nell’Oceano Pacifico a partire dagli anni Cinquanta, con un diametro di circa 2500 km , pari ad una superfice di 4.909.000 Km², una profondità di 30 metri ed un peso di 3.500.000 tonnellate, grazie all’azione della North Pacific Subtropical Gyre, una corrente oceanica dotata di un particolare movimento a spirale orario, che permette ai rifiuti galleggianti di aggregarsi fra di loro. Il tratto di mare interessato all’inquinamento è sito tra Giappone e le coste della California, e interessa la zona delle isole Hawaii. La massa inquinante proviene dal nord, e più esattamente dal Mare di Bering. In quel punto probabilmente si è generata la marea di plastica grande due volte gli USA che ora affligge il cuore del Pacifico: lo Stretto di Bering è uno stretto marino tra il punto più ad est del continente asiatico, Capo Dezhnev, e, il punto più ad ovest del continente americano, Capo Principe di Galles e ha una profondità compresa tra 30 e 50 metri. Lo stretto unisce il mar Chuckhi (parte dell’Oceano Artico) a nord con il Mare di Bering (parte dell’Oceano Pacifico) a sud. La North Pacific Gyre, o Vortice del Nord Pacifico è una corrente oceanica a forma di vortice circolare localizzato tra l’equatore il 50° di latitudine nord. Si muove in senso orario,occupando approssimativamente un’area di 34 milioni di km ed è formato prevalentemente da quattro correnti oceaniche : la Corrente del Nord Pacifico a nord, la Corrente della California ad est, la Corrente nord equatoriale a sud e la Corrente Kuroshio a ovest. Il centro di tale vortice accumula notevoli quantità di rifiuti, soprattutto plastica, ed altri detriti a formare una enorme “nube” definita dai più Isola orientale di Immondizia o Vortice di Pattumiera del Pacifico. Storicamente questi rifiuti erano spontaneamente sottoposti a biodegradazione, mentre in questo luogo si sta accumulando una enorme quantità di plastica e di rottami marini. Ma da dove può essere nata una tale marea di plastica e rifiuti non biodegradabili? Occasionalmente, improvvisi mutamenti nelle correnti oceaniche provocano la caduta, da parte di navi cargo di interi containers che non solo vanno ad alimentare il Nord Pacific Gyre, ma arenano su spiagge poste ai confini del PTV. La più famosa è avvenuta nel 1990:dalla nave Hansa Carrier sono caduti in mare ben decine di migliaia, tra stivali e scarpe da ginnastica della Nike che, nei tre anni successivi, si sono arenati tra le spiagge degli stati della British Columbia, Washington, Oregon e Hawaii;nel 1992 sono caduti in mare, decine di migliaia di vasche da bagno giocattolo e nel 1994 attrezzatura per hockey. Questi eventi sono molto utili per determinare, da parte di diversi istituzioni, i flussi delle correnti oceaniche su scala globale. L'ipotesi più credibile allo stato attuale è che si tratti di rifiuti domestici che nessuno voleva, provenienti da parti del mondo dove lo stoccaggio e lo smaltimento dei rifiuti rappresenti un grosso problema. Nella sterminata discarica infatti si può trovare un po' di tutto, dai palloni da calcio ai mattoncini del Lego, fino ai sacchetti di plastica, difficile quindi pensare a materiale di uso comune su di una nave. Pulire l’oceano va da se che non è un’azione possibile da farsi: una soluzione sarebbe quella di produrre plastica riciclabile, biodegradabile, e cambiare le ns abitudini, con un utilizzo “sano” della plastica.



MBABANE: I GALLETTI –CHIASSOSI- SONO BANDITI DALLA CAPITALE

I galletti di Mbabane, capitale dello Swaziland, in Africa del Sud,sono troppo chiassosi e per questo sono banditi dalla citta'. I cittadini si sono lamentati a causa del rumore che fanno i galli: vi è,infatti, una vecchia legge che vieta alcune "molestie" come l'inquinamento acustico e l'allevamento di alcuni animali. Per esempio è contro la legge allevare galli in un'area urbana; i cittadini sono autorizzati a tenere un certo numero di galline, per esempio 12, ma questo e' il massimo consentito. Nonostante alcuni cittadini si siano arresi alla confisca, altri stanno invece nascondendo gli animali. I cittadini di Mbabane possono allevare animali meno rumorosi per 'uso' domestico. Devono invece richiedere un permesso speciale per crescere animali ad uso commerciale che devono essere allevati in un'area ben definita e destinata all'allevamento.
 

LA REVERSIBILITA’ DEL DESTINO

Gli architetti-poeti Shusaku Arak e Madeline Gins lanciano l'idea della reversibilità del destino. Piastrelle allineate e pareti simmetriche fanno morire presto i suoi abitanti: ed ecco che la Biosclave House di New York viene da loro idealizzata e creata con pavimenti inclinati - stanze strette - pavimento ondulato – e relative colonne per aggrapparsi - pareti colorate con differenti colori. Un concetto quello espresso dai due architetti che contempla sia la sconfitta della morte che l'eliminazione dei segni della vecchiaia: la morte, loro affermano, può essere neutralizzata creando ambienti che mettono a disagio i loro occupanti. Dalla necessità di combattere tale disagio fisico ne deriverebbe l'energia vitale necessaria a combattere il decadimento corporeo. "Le persone, particolarmente gli anziani, non dovrebbero prendersela comoda adagiandosi in situazioni confortevoli, così finiscono solo con l'accelerare il loro declino", dichiara Arakawa. Viste dall'esterno le loro costruzioni possono apparire alternative, ma piacciono particolarmente ai giapponesi che nel 1998 gli hanno conferito un premio speciale incaricandoli di realizzare un insediamento urbano dal valore 7 miliardi di dollari nella baia di Tokyo. Il progetto, tutt'ora in via di sviluppo, ha prodotto i Reversibe Destiny Lofts di Mirkawa, un complesso residenziale che è diventato una delle maggiori curiosità architettoniche della metropoli giapponese.


UOMO O AEREO?

Yves Rossy ,l'uomo-aereo, è un ex pilota militare di origine svizzera che, il 14 maggio scorso mentre ha sorvolato le Alpi svizzere, dopo essersi lanciato a 2.400 metri di altezza. Etrato più volte nel Guinness dei Primati per i suoi voli ad altezze record, Yves vola utilizzando un paio di ali in fibra di carbonio e dei razzi propulsori al cherosene. Non si può dire che voli esattamente come un uccello poiché non decolla da terra ma si lancia in volo da un aereo e l'atterraggio è garantito da un paracadute. Yves Rossy è il primo uomo a volare nell’aria come un aereo:più che a un uccello, infatti, il suo volo assomiglia a quello di un aereoplano. Quattro piccoli motori a propulsione posizionati sulla schiena, gli consentono di librarsi nell'aria anche a velocità sostenute: 300 chilometri orari. Sei anni di lavoro e 285 mila dollari (circa 180 mila euro) i costi dell'impresa. Un prezzo elevato ma non stratosferico se si pensa che Rossy rischia di realizzare uno dei sogni più grandi di tutti i tempi.


BELLO E GIOVANE? IN GIAPPONE VIETATO FUMARE

In Giappone un sistema di riconoscimento del volto installato sui distributori automatici di sigarette impedirà l'acquisto delle bionde ai giovanissimi. Dal prossimo luglio nel Sol Levante entrerà infatti in vigore una nuova legge che imporrà ai venditori di tabacco l'obbligo di accertarsi dell'età degli acquirenti. Il limite legale per acquistare le bionde è già oggi di vent'anni, a Tokyo e dintorni. Il problema principale è quello di “regolarizzare” i 570.000 distributori automatici presenti in ogni angolo del Paese: il governo ha già approvato un sistema di identificazione basato sulla lettura delle patenti, ma ciò non impedisce ai giovanissimi viziosi con l’utilizzo di un documento valido dal fratello o dall'amico più grande di acquistarne. Per risolvere il problema un azienda attiva nel settore dell'elettronica, ha predisposto un sistema di identificazione dell'età basato sul riconoscimento dei tratti somatici. Una telecamera digitale integrata nel distributore riprende i lineamenti del potenziale cliente e confronta alcuni dettagli come lo stato della pelle, la struttura ossea, le rughe attorno agli occhi con i dati contenuti in un database di oltre 100.000 immagini. Con tale raffronto il sistema attribuisce un'età a chi sta di fronte al distributore, con un margine di errore del 10% circa. In caso di dubbio, cioè adulti con la faccia troppo giovane o teen con la faccia troppo da adulti, verrà richiesto l'inserimento della patente di guida. In Italia. Anche nel nostro Paese la lotta al fumo tra gli adolescenti segue la via tecnologica: dallo scorso anno i distributori automatici devono infatti essere dotati di un sistema di lettura dei documenti di identità elettronici (carta di identità, tessera del Servizio Sanitario o Codice Fiscale), per impedire la vendita di tabacchi ai minori di 16 anni, come previsto dalla legge. Ma fatta la legge trovato l'inganno: visto che non tutte le macchinette possono essere equipaggiate con questo dispositivo, la vendita rimane libera a tutti dalle 9 di sera alle 7 del mattino.



E LA RANA DISSE TI AMO

Uno studio recente effettuato dal gruppo di ricerca di Albert Feng dell’Università dell’Illinois, che ha pubblicato la ricerca su Nature, ha scoperto che gli esemplari di Odorrana tormota, un anfibio che vive vicino alle sorgenti termali dei monti Huangshan (Cina), durante il corteggiamento comunicano tra loro con gli ultrasuoni, vibrazioni così acute da superare la soglia di udibilità umana. Tali vibrazioni permettono di farsi sentire nonostante il rumore infernale delle acque torrentizie e delle cascate. Un adattamento all'ambiente rumoroso. Solo pochi animali, come balene, delfini, pipistrelli e alcuni insetti, sono capaci di comunicare utilizzando gli ultrasuoni. E altrettanto pochi sono gli animali che, come i barbagianni, gli elefanti e gli esseri umani, sanno determinare la provenienza di un suono con estrema accuratezza. Così gli esemplari maschi diOdorrana Tormota possono pubblicizzare la propria virilità e le femmine la loro fertilità senza interferenze. E non è tutto: registrandoli, Peter Narins dell'università della California e Jun-Xian Shen dell'Accademia Cinese delle Scienze di Pechino, hanno anche scoperto che gli ultrasonici aneliti d'amore sono localizzati dalle minuscole rane (35 mm di larghezza) con un'invidiabile precisione "radar". Da un metro di distanza i maschi riconoscono il suono e sono in grado di raggiungere il suo esatto punto di origine. La maggior parte delle rane femmine non ha corde vocali e sceglie il proprio partner “pescandolo” da un coro di maschi, emettendo una serie di suoni brevi e acuti, simili a cinguettii. Questi suoni, prodotti solo quando la femmina trasporta le uova da fecondare, sono canti multifrequenza: la rana trasmette contemporaneamente su più frequenze, così come una radio trasmette, in modo simultaneo, su molti canali diversi. Una parte delle frequenze è percepibile dall’orecchio umano, mentre una parte è costituita da ultrasuoni. La capacità di captare gli ultrasuoni è data da una membrana timpanica sottilissima, ospitata in una cavità dell’orecchio che funge anche da “parabola” e da vestibolo di protezione (da cui il nome di “rana dalle orecchie concave”). La ricerca di Feng ha dimostrato che i maschi possono sintonizzarsi sulle frequenze della femmina e identificarne la posizione con una precisione superiore al 99 per cento: incredibile se si pensa che la distanza tra le orecchie è solo un centimetro. Di solito, infatti, la capacità di captare la provenienza dei suoni è tanto maggiore quanto più grande è la distanza tra i due timpani.




 



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